Perché
Una città che il resto della Sicilia associa a una sola immagine.
La raffineria, le ciminiere, il porto commerciale tra i più grandi del Mediterraneo, la base della Marina. Il mare di Augusta, nell'immaginario collettivo, è un mare di lavoro pesante.
Eppure accanto a quell'immagine ce n'è un'altra, più antica e più viva: una flotta di pesca costiera artigianale che cattura soprattutto specie “neglette” come acciughe e sgombri, imprese che trasformano e surgelano il pescato, una città che sul mare ha costruito tutto quello che è. E centri di ricerca che studiano il mare di Augusta con sensori acustici, droni subacquei e sistemi di monitoraggio.
Queste competenze non sono ancora percepite dal cittadino e dal consumatore. Il progetto nasce per tradurre questo patrimonio in narrazioni accessibili: far capire che la pesca costiera di Augusta è inserita in un ecosistema di controllo scientifico, sicurezza alimentare e sostenibilità ambientale, e che scegliere il pesce locale è una scelta sicura, buona e giusta per il mare.
Non si tratta di negare il carattere industriale della città, che sarebbe falso, ma di spostare lo sguardo su ciò che nel porto è vivo, commestibile, misurabile e futuro: Augusta si riprende il colore blu.